Netanyahu rischia il potere mentre Trump sposta i conflitti

Il punto

La politica israeliana si frantuma nel momento di massima tensione regionale. Mentre Tel Aviv ordina nuove evacuazioni in Libano e riprende gli scontri con Hezbollah, Naftali Bennett e Yair Lapid annunciano la fusione dei loro partiti per le elezioni di fine anno, puntando a scalzare Benjamin Netanyahu. La contraddizione è lampante: il primo ministro che ha trascinato Israele nella guerra più lunga dalla sua fondazione ora deve difendere il potere interno mentre gestisce tre fronti aperti. Washington intanto continua la diplomazia a distanza con Tehran, con il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi che vola da Islamabad a Mosca portando le “linee rosse” di Tehran sui colloqui. Il capitale energetico globale osserva: ogni escalation spinge il Brent oltre i 95 dollari, ogni apertura diplomatica lo riporta sotto i 90.

Temi del giorno

La frattura israeliana si allarga

L’alleanza Bennett-Lapid segna il primo tentativo serio di unire centro e destra contro Netanyahu dal 7 ottobre. Bennett, che nel 2021 aveva già sottratto il potere al Likud per undici mesi, rappresenta i coloni della Cisgiordania e la borghesia tecnologica di Tel Aviv; Lapid incarna la classe media secolare di Tel Aviv e Haifa. Insieme controllano circa 25-30 seggi nella Knesset attuale, sufficienti per formare governo se Netanyahu perde consensi. Il calcolo è semplice: la guerra infinita erode la base sociale del Likud tra i commercianti e piccoli imprenditori che subiscono il costo economico del conflitto. Le evacuazioni ordinate oggi per sette città libanesi oltre la “zona cuscinetto” confermano che il cessate-il-fuoco di gennaio è carta straccia, trascinando Israele verso un nuovo round di combattimenti che il paese non può permettersi.

L’Iran naviga tra Mosca e Washington

La missione diplomatica di Araghchi rivela la strategia iraniana: mantenere aperto il canale con Trump attraverso mediatori (Pakistan, Oman) mentre cerca garanzie russe sulla deterrenza nucleare. Le “linee rosse” trasmesse a Washington attraverso Islamabad riguardano lo status del programma nucleare e il controllo dello Stretto di Hormuz – i due asset strategici che Tehran non può negoziare senza perdere la propria posizione regionale. La corsa tra capitali conferma che ogni attore cerca di massimizzare la propria posizione prima di un eventuale accordo. La Russia offre copertura diplomatica e tecnologia militare; il Pakistan garantisce il canale con Washington; l’Oman fornisce la piattaforma neutrale. Il calcolo iraniano è chiaro: Trump vuole un accordo per concentrarsi sulla Cina, ma deve offrire condizioni che permettano al regime di sopravvivere internamente.

Washington trasforma la crisi in leva

L’attacco alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca – con Trump evacuato di sicurezza – offre al presidente l’ennesima giustificazione per accelerare le priorità interne. La richiesta di sbloccare i 400 milioni per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, motivata con “ragioni di sicurezza”, esemplifica il metodo Trump: trasformare ogni crisi in opportunità per progetti già pianificati. Sul fronte estero, la strategia resta immutata: mantenere la pressione su Iran e Cina attraverso sanzioni energetiche mentre si cerca un accordo che consolidi l’egemonia USA nel Golfo. Il blocco parziale di Hormuz ha già portato i prezzi dell’energia a livelli che danneggiano più l’Europa e la Cina degli Stati Uniti, confermando l’efficacia tattica della pressione militare.

Economia & Mercati

Il Brent tocca 96,2 dollari al barile dopo gli ordini di evacuazione israeliani, mentre il WTI sale a 92,8 dollari. I mercati energetici europei registrano nuovi massimi: il gas TTF a 52 euro per MWh, elettricità tedesca oltre 180 euro per MWh. L’euro scende a 1,062 sul dollaro, riflettendo l’impatto asimmetrico della crisi energetica sull’economia europea. Wall Street chiude mista: energia +2,1%, tecnologia -0,8%, con il Nasdaq che sconta l’impatto dei costi produttivi sui margini. I bond del Tesoro USA a 10 anni salgono al 4,32%, attraendo capitali in fuga dai mercati europei e asiatici.

Segnali deboli

Il Mali vive una crisi di sicurezza dopo l’uccisione del ministro della Difesa negli attacchi coordinati di jihadisti e ribelli tuareg, con la città chiave di Gao apparentemente caduta in mani ribelli. La giunta militare al potere da due anni perde controllo territoriale proprio mentre la Francia completa il ritiro definitivo dal Sahel. In Perù, i sondaggi danno appaiati al 38% Keiko Fujimori e Veronika Mendoza per il ballottaggio presidenziale, segnalando una polarizzazione estrema tra destra autoritaria e sinistra radicale. Sebastian Sawe del Kenya infrange la barriera delle due ore nella maratona di Londra, portando il record mondiale a 1:59:42 e aprendo nuove prospettive commerciali per gli sponsor tecnologici del settore.

Effetti locali

Italia: Il Consiglio dei Ministri di questa settimana affronta il piano casa da 100.000 nuovi alloggi, le modifiche alle accise sui carburanti e le nomine per Consob e Antitrust. Il governo punta a completare l’agenda economica prima della pausa estiva, mentre i prezzi energetici in salita complicano i conti pubblici già sotto pressione europea. Giappone: I mercati di Tokyo reagiscono negativamente all’escalation mediorientale con il Nikkei in calo dell’1,2%, trascinato giù dalle utility elettriche e dalle compagnie aeree. La dipendenza energetica giapponese dal Golfo Persico (circa 85% del petrolio importato) rende l’economia particolarmente vulnerabile a ogni interruzione delle forniture.

Chiave di lettura

La giornata conferma che i conflitti regionali si intrecciano sempre più con le dinamiche politiche interne dei singoli paesi. Netanyahu deve combattere su due fronti – militare e elettorale – mentre l’Iran cerca di massimizzare la propria posizione prima di eventuali negoziati con Washington. Il vero vincitore resta il capitale energetico globale, che beneficia della volatilità permanente sui prezzi. Domani guardare: le reazioni dei mercati asiatici all’escalation libanese e gli sviluppi della missione diplomatica iraniana a Mosca.

Da leggere

  • Financial Times, “Benjamin Netanyahu’s biggest rivals merge Israeli political parties” (26 aprile)
  • Middle East Eye, “Iran sends US message via Pakistan outlining ‘red lines’” (26 aprile)
  • New York Times, “Iran and U.S. Sink Into Awkward Limbo of ‘No War, No Peace’” (26 aprile)
  • Al Jazeera, “Israel issues forced evacuation orders for southern Lebanon in escalation” (26 aprile)
  • SCMP, “Mali junta in crisis after defence minister is killed and key city ‘captured’” (26 aprile)

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27 April 2026 — 05:04 JST · 22:04 CEST · 16:04 EST